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Tito-Game: chiesti gli arresti domiciliari, la giunta rimane compatta e vicina al Sindaco

Sono stati chiesti gli arresti domiciliari per il sindaco Giuseppe Tito e l’imprenditore Antonino Staiano e il divieto di dimora per il comandante della polizia municipale di Meta Rocco Borrelli ed il titolare della ditta installatrice delle luminarie, Aniello Donnarumma. Queste sono le richieste del sostituto procuratore Silvio Pavia nell’appello presentato nei giorni scorsi al Tribunale del Riesame di Napoli per impugnare la decisione dell’ufficio del Gip di Torre Annunziata che, prima della notifica degli otto avvisi di conclusione delle indagini, ha negato le misure cautelari invocate dal pm.

La Procura aveva già chiesto al Gip l’applicazione delle misure cautelari per Tito, Staiano, Borrelli e Donnarumma, coinvolti con altre quattro persone nell’inchiesta su presunti appalti truccati in un’istanza firmata dal sostituto Silvio Pavia, titolare del fascicolo che comprende la gestione del parcheggio sulla spiaggia per il 2012, l’affidamento del servizio scuolabus per il 2014-2015 e l’appalto per le luminarie natalizie del 2014. Il Gip Antonello Anzalone invece, si era dimostrato contrario motivando la sua decisione con la mancanza di gravi indizi di colpevolezza per il reato di corruzione. In più, la richiesta del pm era arrivata a quasi cinque anni di distanza dal periodo in cui Tito avrebbe intascato 15mila euro per fare in modo che il parcheggio venisse affidato alla coop di Staiano e a circa due anni dal momento in cui a Donnarumma sarebbe stato consentito di installare le luminarie prima della scadenza del bando di gara. Ma la Procura ha deciso di avanti proponendo appello al riesame contro la decisione del Gip. Secondo gli inquirenti infatti, le quattro persone sotto inchiestahanno più volte tentato di sviare le indagini” e potrebbero commettere altri reati visto che ricoprono gli stessi ruoli occupati all’epoca dei fatti. Ora si attende che il riesame fissi la data dell’udienza durante la quale dovrà essere discusso l’appello proposto dalla Procura.

Nel frattempo, emergono altri dettagli dallo scenario ricostruito dal pm con l’aiuto dei militari della Guardia di Finanza di Massa Lubrense. Secondo le forze dell’ordine tutto ruoterebbe intorno a Tito, figura centrale nel“vasto stato di illegalità che permea gli uffici comunali”. Inquirenti e investigatori sono convinti di aver dimostrato quanto il sindaco sia incline a instaurare rapporti corruttivi con imprenditori compiacenti”, oltre che a “intimorire o accattivare con false lusinghe” chiunque lo ostacoli. Al momento, comunque, si tratta solo di ipotesi, sulle quali gli indagati potrebbero fare presto chiarezza davanti al pm.

Alcuni assessori che fanno parte della giunta di Meta si dicono e si dimostrano assolutamente compatti e vicini al sindaco: sono state già votate varie delibere e lo stesso Tito ha cominciato a rispondere tramite i propri legali alle accuse ricevute. In particolare, gli stessi avvocati ci hanno rivelato di essere ancora a lavoro per studiare le carte (si tratta di un fascicolo molto ampio) e decidere successivamente come muoversi ed intervenire legalmente.

Paolo Balzano

Amministratore del blog MetaReporter dal 2014. Ho conseguito il diploma presso il Liceo Classico Publio Virgilio Marone di Meta nel 2017. Attualmente sono uno studente di Scienze Politiche presso l’università di Napoli Federico II e gestisco un affittacamere.