Il Comune pubblicizza la pdl per proteggersi dai ladri in casa con un’arma

Sul sito del Comune è apparso un avviso che pubblicizza la proposta di legge (pdl) del Sindacato di Polizia Penitenziaria S.PP.

La legge proposta dal sindacato e affissa sul sito del Comune prevede l’aggiunta all’ordinamento giuridico di nuove norme per quanto riguarda l’aumento della pena da due a sei anni per la violazione del domicilio; l’eliminazione di qualsiasi risarcimento e l’impossibilità di condannare chi si difende con un’arma in casa. Cioè? La morte della giustizia, in pratica. Eh sì. Se qualcuno ci deruba, violando il domicilio lo possiamo anche ammazzare con un’arma.

In realtà le cose non stanno proprio così. Il decreto di legge, secondo Aldo di Giacomo (segretario generale del S.PP.), contiene delle norme che consentono al derubato di poter utilizzare l’arma solo nel momento in cui anche il ladro è armato ed ha manifestato la volontà di sparare. Anzi, più precisamente, secondo la proposta di legge, la difesa sarebbe legittima solo se c’è il pericolo imminente o se non riesco a trovare in casa un metodo meno offensivo dell’arma. Ma come si dimostra una cosa del genere? Personalmente, trovo il tutto alquanto ridicolo. Una legge del genere di certo non creerebbe alcun “deterrente” per i ladri e genererebbe delle inutili sparatorie nelle abitazioni. Chi ruba, solitamente, lo fa per necessità e probabilmente anche in questo caso non smetterebbe di compiere questa tipologia di reato. Potrebbe, invece, arrivare nell’abitazione con intenzioni diverse. Oggi, un ladro, viola il domicilio per rubare unicamente e di certo non ha il desiderio di portarsi sulla coscienza e sulla fedina penale un omicidio. Ma nel momento in cui avrà davanti il proprietario dell’abitazione con un’arma in mano non esiterà anch’esso a difendersi.

Perché siamo arrivati a tutto ciò? Beh, probabilmente, in questi casi i tribunali non fanno adeguatamente giustizia oppure il criminale non lo si trova nemmeno. Da questi spiacevoli risvolti ad opera dello Stato, derivano sentimenti di “frustrazione” o “arrabbiatura”, che sconfinano in simili assurde proposte di legge. E che vengono, tra l’altro, anche pubblicizzate sul sito ufficiale del Comune.

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